Partire dal “multicultural communication” per evitare debacle all’estero

In  Cina è segno di grande maleducazione non ricambiare un regalo. Anche ad un piccolo presente va sempre corrisposto in tempi rapidi un dono di pari valore. In Inghilterra le conversazioni sul tempo, non sono fini a se stesse, ma protocolli da seguire per valutare se iniziare o meno una conversazione, senza mettere in imbarazzo l’altra persona. In Italia, difficile non essere considerati un po’ rudi e senza cuore, se non ci si informa sulla salute della famiglia, e parenti tutti. Regole non scritte, argomenti o atteggiamenti tabù, anche differenti distanze da mantenere nel parlare con gli altri, ecco dove stanno gli inghippi per chi voglia fare business all’estero e magari i propri conti li saprebbe fare anche bene. Ma nei budget aziendali dedicati alle mosse di espansione oltreconfine, non vengono mai contemplate spese per consulenze su usi e costumi locali, sulla comunicazione in ambiti culturali molto differenti. Questi aspetti, trascurati, sono spesso lasciati all’intelligenza degli incaricati aziendali, e alla loro abilità nel percepire e apprendere le differenze di comportamento. Ma è un po’ come camminare sulle uova. Un passo falso è facile. Tra l’altro, se anni addietro erano principalmente le grandi aziende che stanziando una percentuale non pericolosa per la stabilità aziendale decidevano di aprire all’estero, oggi anche i piccoli imprenditori guardano ai mercati stranieri, spesso anche i più lontani, talvolta con investimenti importanti. Pericoloso fallire, quindi. Mancano è vero pubblicazioni esaustive sull’argomento, perché spesso si tratta di manuali piuttosto teorici e con pochi consigli pratici. Ci sono i professionisti della comunicazione interculturale che possono supportare le aziende sia nella fase iniziale, ma anche nel tempo, per aiutarle a dare valore alle diversità. Le imprese italiane, quando va bene, peccano di eurocentrismo e talvolta questi atteggiamenti arrivano a precludere buone occasioni d’affari. Quindi, tra gli investimenti da stanziare per conquistare un mercato estero, anche quello per comunicatori esperti in multiculturalità. Tra l’altro, alcuni usi sono da conoscere, pena la propria incolumità: provate ad interrompere il brindisi di un georgiano che in genere dura dai 10 minuti alla mezzora, e bere prima che sia finalmente concluso. O pena la propria autostima: in Spagna, ricordatevi che dovete dimostrare di essere un vero uomo per ordinare qualcosa al banco, petto in fuori, atteggiamento autoritario, voce di qualche tono più profonda, altrimenti i baristi faranno finta di non vedervi.  E infine, un cortese consiglio per gli inglesi: non è vero che in Italia vi trovano irresistibili, e che lì sono abituati a guardare negli occhi.

 

When The Tip Makes The Difference… In Social Class.

graziano dal barco (Vicenza, North East Italy) Around the 15th century, in the courts of Europe, the extension of the tip of the shoe pointed to the social class. There were royal edicts that regulated the length of the shoes, and if you dared to show a pair of footwear with measures not approved for your rank, you could incur a sanction. Graziano Dal Barco, a historical footwear maker of Arzignano, told us this. Thanks to the passion for custom-made shoes that pervaded his family and after having learned from his father the traditional techniques to produce them, Graziano has given vent to his interest in historical footwear and has created a specialized activity aimed at reproducing them with models ranging from those of the Roman times to those of the 18th century. Graziano spent his education studying from tanning techniques to footwear model building, but instead of following the path most taken for granted in the footwear industry or in tanning, he has complemented the work of his father, a historic shoemaker’s workshop in Arzignano, inventing a business of his own.  He does this thanks to a rigorous research in the costume history and evolution, an in-depth iconographic investigation and investing a lot of time and resources in travel and study, creating a network of contacts throughout Europe and giving life to an activity almost unique in its kind.
But who are the fans and customers of Graziano Dal Barco? For example, many lovers of historical re-enactments, but also some theatre and film production companies. His creations are faithful reproductions of what was in use in ancient times, witnessing an evolution that has not been forgotten.
Graziano’s story is also a reward to the tanning tradition of the Vicenza district that has allowed him to learn the techniques of leatherworking and has helped him to have a thorough knowledge of the cowhides and on how they are produced being thus able to judge their quality and their potential to create handmade products that are so special and unique.

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